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L'attività fisica nei diversi tipi di tumore

L'esercizio fisico ha un ruolo importante nella prevenzione e nel trattamento di diverse forme di cancro, come nel caso dei tumori del colon, della mammella e del polmone.

 

L’attività fisica nei tumori del colon

Il cancro del colon è, dopo quello della prostata e del polmone, la terza forma più comune di tumore ed è tra le più soggette ai fattori di rischio legati agli stili di vita (dieta poco sana a basso contenuto di fibre e ad alto contenuto di carni rosse, grassi e calorie, fumo, ed elevato consumo di alcol. Diversi studi hanno dimostrato chiaramente che l’obesità o eccesso di peso, non solo fanno crescere le possibilità di sviluppare il tumore nelle forme più aggressive e letali, ma sono anche correlati ad una maggiore probabilità di recidiva o complicanze durante le cure.

Ruolo preventivo dell’attività fisica nel rischio di insorgenza del tumore del colon

L’esercizio fisico aumenta la sensibilità all’insulina, riduce i livelli elevati di estrogeni, adipochine, insulina e lo stato infiammatorio cronico caratteristici degli individui obesi (tutti fattori implicati nell’insorgenza dei tumori del colon). Gli effetti negativi della sedentarietà possono in parte spiegare sia la maggior frequenza del cancro del colon nelle nazioni industrializzate e nelle aree urbane, sia l’effetto protettivo di una attività fisica regolare. Studi epidemiologici hanno messo in evidenza una correlazione diretta tra sedentarietà e la marcata distribuzione addominale del grasso e cancro del colon mentre soggetti adulti che aumentano frequenza, intensità e durata dell’attività fisica hanno un rischio ridotto di sviluppare il cancro del colon del 30-40% rispetto a soggetti sedentari e indipendentemente dal BMI. Si stima che siano necessari da 30 a 60 minuti di esercizio fisico vigoroso al giorno per proteggere dal rischio di sviluppare cancro del colon.

L’attività fisica come terapia complementare

Il trattamento farmacologico del cancro del colon può potenzialmente beneficiare dei cambiamenti dello stile di vita e di terapie complementari che prevedono una dieta sana, una regolare attività fisica (o il suo incremento), la perdita di peso. Uno studio molto recente ha esaminato l’attività fisica ricreativa comparandola all’inattività fisica durante il tempo libero, prima e dopo la diagnosi di carcinoma di colon retto, valutando la mortalità dei pazienti per un periodo di oltre 16 anni. I risultati dello studio indicano che i pazienti coinvolti in attività fisica con una spesa energetica superiore a 8 MET-h/settimana, corrispondenti a circa 150 minuti/settimana avevano un rischio di morte significativamente inferiore (dal 20 al 40%) rispetto a quello di pazienti con attività fisica inferiore a 3,5 MET. Inoltre, i pazienti che passavano il tempo libero seduti per più di 6 ore al giorno avevano un rischio di mortalità molto più alto rispetto a soggetti che ne passavano solo 3. Purtroppo, non ci sono informazioni sul tipo di trattamento convenzionale (farmacologico, chirurgico o radioterapico) effettuato dopo la diagnosi.

 

L’attività fisica nel cancro della mammella

L’insorgenza del tumore della mammella è fortemente associata con obesità, sovrappeso e con lo squilibrio del bilancio energetico. In particolare, studi epidemiologici indicano che un BMI elevato è correlato allo sviluppo sia di carcinomi che esprimono recettori per gli estrogeni, sia di tumori tripli negativi (negativi per l’espressione di recettori per estrogeni, progesterone e HER2).

Ruolo preventivo dell’attività fisica nel rischio di insorgenza del tumore della mammella

Per contrastare l’aumento di peso e mantenerlo a livelli normali l’esercizio fisico è fondamentale; l’attività fisica moderata o intensa durante l’adolescenza sembra essere molto efficace nel ridurre il rischio di sviluppare il tumore. Infatti, studi in America, Europa, Asia, Australia indicano che le donne, soprattutto in pre-menopausa, che svolgono attività fisica per 30-60 minuti al giorno sono meno soggette ad ammalarsi di cancro della mammella con una riduzione media del rischio del 25-30%.

L’attività fisica come terapia complementare

Studi osservazionali suggeriscono che l’attività fisica associata al trattamento chemioterapico dopo la diagnosi di carcinoma della mammella porta a risultati migliori della sola terapia con antitumorali. I risultati migliori si osservano in donne sovrappeso con tumori in stadi avanzati positivi per i recettori di estrogeni e HER2, sottoposte a terapia a base di taxani. Anche se il cancro della mammella è la principale causa di morte delle donne nel mondo, circa il 90% delle donne sopravvive a 5 anni dal trattamento. Frequentemente queste donne accusano una perdita del tono e della forza soprattutto a livello dei muscoli scheletri e cardiaco; soffrono di una ridotta mobilità e di alterazioni metaboliche.

L’attività fisica è stata proposta per aumentare la forza muscolare, prevenire la perdita di antiossidanti e migliorare le prestazioni durante le normali attività quotidiane. Infatti l’uso di grandi gruppi muscolari aumenta la capacità ossidativa, migliora la captazione di ossigeno durante l’esercizio aerobico, mentre gli esercizi di resistenza ripristinano la massa muscolare e aumentano la velocità metabolica a riposo. L’attività fisica (dalle semplici passeggiate alla pratica di sport come ginnastica, nuoto, bicicletta, tennis) intensa (>9 MET-h/settimana per 2 anni, equivalente a 3-5 ore di cammino a passo spedito) riduce significativamente il rischio di mortalità rispetto ai controlli sedentari o a donne che svolgono attività inferiore a 3 MET h a settimana. Un effetto simile si osservava considerando le recidive e le mortalità da qualsiasi causa in uno studio su donne con cancro che svolgevano attività fisica nei primi 36 mesi dalla diagnosi. La correlazione inversa tra esercizio e recidiva era indipendente da menopausa, co-morbilità, qualità della vita o peso corporeo.

 

L’attività fisica nelle donne con mutazioni del gene BRCA (BReast CAncer)

Nelle donne che hanno una mutazione del gene BRCA si osserva un rischio altissimo di sviluppare il cancro della mammella; in questi casi la prevenzione è estremamente importante. La familiarità di mutazione dei geni BRCA1/2 è associata ad un aumento del rischio di sviluppare il cancro della mammella entro il 70 anno di età, superiore al 60%. Queste mutazioni di solito si accompagnano ad alta aggressività e a fenotipo triplo negativo. Caratteristiche che, essendo correlate alla resistenza alla chemioterapia, riducono moltissimo le opzioni terapeutiche convenzionali.

Vi sono in letteratura alcune evidenze sperimentali ed epidemiologiche che supportano il ruolo protettivo di un peso corporeo “sano” e dell’attività fisica regolare nelle portatrici di queste mutazioni. In particolare, i risultati su portatrici di mutazione di BRCA, sottoposte ad esercizi fisici per la durata di sei cicli mestruali, indicano una riduzione di circa il 20% dei livelli degli ormoni estrogeni e progestinici nelle urine. Inoltre è possibile ipotizzare che nelle pazienti con mutazioni di BRCA, l’attività fisica, associata ad una dieta ipocalorica e ipoproteica, possa diminuire i livelli di insulina e IGF-1 circolante, riducendo potenzialmente la capacità proliferativa delle cellule tumorali.

Alcuni studi preclinici suggeriscono che l’attività fisica intensa induce un aumento di BRCA/mRNA. Questa osservazione deve essere confermata da studi clinici, ma suggerisce l’ipotesi che l’attività fisica, aumentando l’espressione delle copie normali dei geni BRCA1 or BRCA2 e normalizzandone i livelli proteici, contribuisca all’omeostasi cellulare e/o agisca sui livelli ormonali, attenuando gli effetti delle mutazioni.

L’attività fisica e il controllo del peso nelle donne con familiarità per queste mutazioni sembra dunque influenzare il rischio di sviluppare questo tipo di neoplasia o almeno di ritardarne l’esordio.

Queste evidenze potrebbero avere un impatto positivo sulla pratica clinica. Inoltre il controllo del peso e l’aumento dell’attività fisica potrebbero potenzialmente ridurre il rischio nelle donne che non optano per la chirurgia preventiva o che la ritardano. Le raccomandazioni sui cambiamenti degli stili di vita, in particolare sull’importanza di incrementare l’attività fisica, potrebbero essere offerte nel contesto di una consulenza genetica, per ampliare le opzioni di prevenzione tra le donne che rifiutano la chirurgia o la chemioprevenzione.

 

L’attività fisica nei tumori del polmone

Il cancro del polmone è la più comune forma di tumore nel mondo ed è la prima causa di morte provocata da neoplasie. Diversi studi epidemiologici hanno suggerito che l’attività fisica può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare il cancro del polmone.

Potenziali effetti preventivi dell’attività fisica nel rischio di insorgenza del tumore del polmone

Vari meccanismi sono implicati nei potenziali effetti protettivi dell’attività fisica. I principali sono il miglioramento della ventilazione, della perfusione polmonare e la riduzione della permanenza delle sostanze carcinogene nelle vie aeree. Nei pazienti affetti da tumore del polmone l’attività fisica, oltre alla riduzione dello stato di infiammazione cronica, causa un aumento dei livelli di albumina (livelli bassi di solito si associano a cattiva prognosi) e può ridurre il rischio di tromboembolismo venoso. Questo è particolarmente interessante visto che i pazienti con cancro del polmone (in particolare quelli sottoposti a chemioterapia, in cui spesso sono presenti uno stato di ipercoagulabilità, stasi venosa e danni endoteliali) sono ad alto rischio di trombosi venosa profonda ed embolia polmonare.

L’attività fisica come terapia complementare

Alcuni gruppi di ricerca hanno postulato i benefici delle terapie complementari negli stadi avanzati dei tumori polmonari: uno studio randomizzato in pazienti ricoverati che ricevevano chemioterapia ha dimostrato miglioramenti dei punteggi di performance funzionali e dei sintomi (quali dolore, tosse, neuropatie, dispnea, test cognitivi) e di tolleranza allo sforzo in quelli che effettuavano esercizi quotidiani di forza o di resistenza. Un altro studio randomizzato su pazienti neoplastici sottoposti a resezione polmonare ha dimostrato miglioramenti in termini di massimo consumo di O2 (VO2max) e della sintomatologia nel periodo postoperatorio nei pazienti che erano sottoposti ad esercizi fisici prima dell’intervento e a un programma educativo post operatorio (che suggeriva esercizi fisici, tecniche di respirazione, consigli nutrizionali, supporto psicologico e invitava all’aderenza a lungo termine degli allenamenti) affiancato alla terapia medica. In questi pazienti si osservava una riduzione sia delle complicazioni polmonari che del periodo di ricovero ospedaliero, rispetto alla popolazione di controllo.

Pazienti con tumore polmonare in stadio avanzato sottoposti ad esercizi quotidiani a casa (deambulazione e esercizi di carico), hanno ottenuto miglioramenti dei sintomi di affaticamento e della qualità del sonno. Nel caso del cancro del polmone è particolarmente difficile prescrivere la quantità di esercizio fisico necessaria per ottenere benefici clinicamente rilevanti a causa delle condizioni generali dei pazienti, che nelle fasi avanzate del tumore sono particolarmente soggetti a sviluppare dispnea.

 

Obiettivo 10.000 passi

Il controllo dei livelli di attività fisica in soggetti normali o affetti da una patologia è stato in questi ultimi tempi facilitato dall’aumentata popolarità dei conta passi ora presenti in quasi tutti gli smartphones.

L’obiettivo dei diecimila passi al giorno suggerito per la prevenzione cardiovascolare spesso è difficile da raggiungere nei pazienti affetti da malattie croniche. Si stima che i pazienti con tumore polmonare, malattie cardiovascolari o broncopatia cronica ostruttiva riescano a raggiungere dai tre-ai cinquemila passi al giorno. La conta dei passi può essere utilizzata per monitorare e stimolare i pazienti oncologici a camminare, migliorando in tal modo lo stato funzionale respiratorio, i sintomi di affaticamento, la mobilità, la qualità del sonno. Regimi con il semplice obiettivo di aumentare la deambulazione nel periodo post operatorio, hanno infatti dimostrato un aumento di volume polmonare e della funzione fisica.

Uno studio del National Institutes of Health (NIH) su pazienti affetti da tumore polmonare ha indicato che i soggetti che riescono a completare gli esercizi proposti (circa il 50%) ottengono un incremento di forza muscolare e aumentano la distanza percorsa in 6 minuti (6 minutes walking distance, 6MWD). Questo parametro, è stato utilizzato come indice prognostico predittivo di insufficienza cardiaca e polmonare nei pazienti con carcinoma polmonare sottoposti a chemioterapia successivamente ad intervento chirurgico di resezione polmonare. Complessivamente, i risultati ottenuti indicano l’importanza e i benefici degli esercizi aerobici o del semplice camminare.

I medici dovrebbero stimolare i pazienti a camminare il più possibile, compatibilmente con le loro condizioni, controllando i progressi e aumentando gradualmente l’obiettivo da raggiungere, sottolineando i benefici potenziali del movimento, sebbene  in uno stesso individuo possano essere presenti più patologie e/o effetti avversi della chemioterapia. A questo proposito l’uso del pedometro, consentendo di valutare la distanza compiuta, potrebbe stimolare il paziente a migliorare il suo obiettivo quotidiano.